Le manifestazioni dello Spirito Santo

 Fra SILOUANE

 

Quando Giovanni Battista profetizza riguardo al Cristo come a colui che dà lo Spirito (Gv 1, 33), dice nel Vangelo di Luca : « Costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco » (Lc 3, 16). Il particolare del fuoco è a prima vista un po’ curioso. Infatti, perché il fuoco ? La risposta ci è data negli Atti degli apostoli, quando è detto che il giorno di Pentecoste, si videro apparire sugli apostoli, « lingue come di fuoco » (At 2, 3), che si posavano su ciascuno di loro. Il dono dello Spirito Santo spesso può essere accompagnato da delle manifestazioni, circa le quali una lettura a volte un po’ superficiale delle Scritture può dare l’impressione di non vedervi altro che delle forme « simboliche » per parlare della persona divina dello Spirito Santo. Come sappiamo, lo Spirito Santo non è affatto un simbolo della divinità, egli è veramente Dio (2Co 3, 17). Il Credo della nostra fede ci insegna che egli è : « Signore e dà la vita […] e col Padre e il Figlio, è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti ». La persona divina dello Spirito Santo si dona realmente e può manifestarsi tangibilmente. Lo si può sperimentare come fuoco (Gl 3, 3 ; At 2, 3), come vento – o soffio (Ez 37, 1-14 ; 1Re 19, 12 ; At 2, 2), come acqua (Ez 47, 1-12; Gv 7, 37-39). Si tratta di esperienze di volta in volta sempre più frequenti e che si moltiplicano nelle assemblee cristiane. Vediamo adesso : 1. Perché si comunica lo Spirito Santo? 2. I segni abituali della sua manifestazione oggi ; 3. Il fenomeno « problematico » del riposo nello Spirito.

1. Perché si comunica lo Spirito Santo? Secondo la Bibbia, lo Spirito Santo si manifesta nel compimento dei tempi messianici per aprire gli uomini alla salvezza di Dio (Gl 3, 5 // At 2, 17-24). Egli viene quindi per glorificare il Cristo (Gv 16, 14), per ricordare il suo insegnamento nella Chiesa (Gv 14, 26), convincere del peccato e condurre gli uomini alla verità tutta intera (Gv 16, 7-13). Egli è anche colui che dona ai credenti, che si convertono, di riconoscere Gesù Cristo come loro Signore (1Cor 12, 3). In breve, è colui che ci permette di sperimentare l’Amore del Padre e di accogliere la redenzione che è in Gesù Cristo (Tt 3, 4-7 ; Rm 5, 5). È colui che permette di appartenere a Cristo perché, come dice l’apostolo Paolo, colui che « non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene » (Rm 8, 9).

2. I segni abituali della sua manifestazione oggi. Da tre anni ho potuto constatare che lo Spirito Santo si manifesta e si comunica con molteplici segni che, d’altronde, sono annunciati nelle Sacre Scritture. Va detto che questi segni, poco abituali alle nostre pratiche religiose oppure alle nostre celebrazioni liturgiche, possono incuriosire, addirittura inquietare. Il più delle volte si tratta delle seguenti manifestazioni: lacrime di pentimento o di gioia (Sal 126, 5 ; Sal 30, 7 ; 2Tm 1, 4) ; risate – o ebbrezza dello Spirito (Is 12, 3 ; Sal 35, 19 ; Sal 126, 2 ; At 2, 13) ; grida di gioia (Sal 3, 5 ; 20, 6 ; 28, 2) ; scosse fisiche – oppure fremiti per la presenza dello Spirito Santo (Sal 48, 7 ; 55, 6) ; l’unzione d’olio sulla fronte o sulle mani (Sal 23, 5 ; 1Gv 2, 20 ; 2, 27), polvere d’oro fino – o paillettes (Sal 8, 7), la sensazione fisica del fuoco, dell’acqua, del vento ; come anche il peso della gloria di Dio – o il riposo nello Spirito (2Cr 7, 1-6 ; 16, 28 ; Is 35, 2 ; 40, 5). Ma, tra tutti questi fenomeni, quello che attira di più l’attenzione e lascia ancora perplessi è il riposo nello Spirito.

3. Il fenomeno « problematico » del riposo nello Spirito. Si tratta di un fenomeno dell’esperienza dello Spirito Santo più emozionale che intellettuale, il cui aspetto sconcertante, curioso, poco rassicurante per uno spirito cartesiano, o abituato soltanto a una forma intellettualizzata della fede. Ciò che è certo, è che non si tratta né d’isterismo, né di trance, e tanto meno di ipnosi. Questo fenomeno si verifica nell’invocazione e accoglienza conscia dello Spirito Santo. Non c’è ambiguità quanto all’aspetto della preghiera esplicitamente indirizzata alla persona divina dello Spirito. Per coloro che l’hanno vissuto in una maniera autentica, quest’esperienza prende tutta la persona nella sua

psicologia, sensibilità, emozioni ; ma anche nella sua intelligenza. Infatti, questa esperienza che non è affatto una specie di sortilegio, si vive in piena coscienza. Si resta realmente liberi. Si tratta veramente di un’ "invasione" dello Spirito Santo nella nostra vita, come nel suo tempio (1Cor 3, 16). Il riposo nello Spirito può far scaturire liberazioni, guarigioni fisiche e interiori, addirittura delle conversioni. All’inizio di gennaio 2003 ho pregato per un certo Fulgenzi, che è responsabile di un gruppo di preghiera a Roma. Egli soffriva terribilmente per via della schiena, perché in seguito ad uno spostamento delle vertebre, aveva avuto un’ernia al disco con forti dolori e ciò si protraeva da diversi anni. Gli avevo appena imposto le mani, quando si è ritrovato per terra (sulla sua schiena malata) per una dozzina di minuti. Una volta in piedi, non aveva più alcun dolore e sta bene ancora oggi. Si ritrova questo fenomeno nei ministeri carismatici come quello di Catherine Kulmann (vedi: Ephraïm – Ph. Madre, Le repos dans l’Esprit, Ed. Pneumathèque, Nouan, 1982; che è tradotto in italiano, Il riposo nello Spirito, RnS, ormai però fuori commercio). Ciò che manca a proposito di questo fenomeno è uno studio chiaro e completo (interdisciplinare), al tempo stesso, biblico, antropologico (psicologico) e una riflessione teologica, che non siano fondati solo sulle paure o sui pregiudizi. Con la mia piccola esperienza posso testimoniare che i frutti spirituali (numerosi), che seguono al riposo nello Spirito, sono buoni e non hanno niente di disumano. Infine, se questo fenomeno esiste, esso non è il cuore della predicazione cristiana. Ciò che dobbiamo predicare è la conversione e la salvezza in Gesù Cristo.