"Mio canto è il Signore"…

 Fr. Pier Aguilà

 

2 volte nella Parola di Dio leggiamo: "Mia forza e mio canto è il Signore" (Es 15,2 e Is 12,2). Che il Signore sia la nostra forza lo capiamo facilmente, ma proclamare "Il Signore è mio canto" è meno abituale. Partendo da questo versetto, vorrei semplicemente riflettere con voi oggi sull’importanza della musica e del canto nell’evangelizzazione.

Mosè intona con tutto il popolo d’Israele questo famoso canto di vittoria immediatamente dopo la salvezza operata da Dio nel Mar Rosso. Il canto di Israele è il Signore perché egli lo ha salvato dai suoi nemici e dalla morte. Notiamo subito che la prima reazione di Mosè e degli Israeliti è il canto, molto probabilmente accompagnato dalla musica, secondo i costumi del popolo. Ed è un canto pasquale, cioè il canto del "passaggio", poiché il popolo ha attraversato il mare sull’asciutto.

Se cerchiamo nella Parola di Dio i passi dove la musica ed il canto hanno occupato un posto privilegiato, ci accorgiamo che è stato in occasioni molto importanti per la vita del popolo, come ad esempio al momento dell’introduzione dell’Arca nel Tempio di Gerusalemme appena terminato. Leggiamo nel 2° Libro delle Cronache che è proprio mentre 120 sacerdoti suonavano le trombe, mentre i suonatori e i cantori facevano udire all’unisono la voce per lodare e celebrare il Signore con cembali ed altri strumenti, che il Tempio si riempì di una nube, cioè della gloria del Signore, a tal punto che i sacerdoti non riuscivano a rimanervi per il loro servizio. (cfr. 2 Cr 5,11-14). Ancora una volta, la musica ed il canto vengono direttamente associati ad un evento straordinario, ad un intervento diretto del Signore nella vita del popolo.

Cos’è evangelizzare, se non preparare la via al Signore, affinché Lui intervenga e riempia i cuori con la sua presenza e con la sua gloria? Cos’è annunciare il Vangelo se non proclamare la Salvezza del Signore che propone a tutti di attraversare il mare per passare dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà? Alla luce di questi passi biblici e di altri, come ad esempio il canto del Magnificat al momento della Visitazione, mi chiedo: come evangelizzare senza musica e canto? Come annunciare il Vangelo senza che, in un momento o nell’altro, ci siano grida di gioia, suoni di strumenti, canti di salvezza?

Non intendo fare qui una catechesi accurata sulla musica ed il canto nella vita del discepolo di Gesù, ma vorrei solamente lanciare una domanda: che importanza ha questa dimensione musicale nell’evangelizzazione? Un optional? Un accompagnamento? Oppure un via privilegiata per glorificare il Signore e farlo conoscere?

Penso in particolar modo ai giovani nella cui vita la musica occupa un grandissimo posto. Gesù, che dalla sera di Emmaus (cfr. Lc 24,12-ss) cammina sempre sulle vie dell’uomo, vuole sicuramente raggiungere il cuore, la sensibilità e l’anima dei giovani (e non solo) attraverso la musica ed il canto.

Si tratta quindi di un campo di evangelizzazione immenso, quasi senza limiti perché la creazione ispirata dallo Spirito Santo non ha limiti. Quanti investono in questo campo? Davvero il lavoro missionario attraverso la musica non manca! Non solo per chi si impegna a tempo pieno in questo settore e mette i propri talenti musicali a servizio dell’evangelizzazione, ma anche come sottofondo di tutta la missione della Chiesa. In effetti, un giorno o l’altro, in una maniera o nell’altra, l’annuncio del Vangelo passerà attraverso melodie, ritmi e suoni di strumenti. E’ così dal canto di vittoria del Mar rosso, è così dal Tempio di Gerusalemme, è così dal canto degli Angeli nel campo dei pastori a Betlemme al momento della venuto del Salvatore e lo sarà fino alla fine, fino alla Gerusalemme celeste dove canteremo tutti insieme "il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello: "Grandi e mirabili sono le tuo opere, o Signore Dio onnipotente…" (Ap 15,3).

Allora non aspettiamo il Paradiso per impegnarci… Facciamo sempre più nostra questa dimensione della nostra vita e della nostra missione: proclamiamo il Vangelo con canti di gioia! E se la gente pensa che siamo ubriachi, rispondiamo come Pietro la mattina di Pentecoste:

"Questi uomini non sono ubriachi… Accade invece quello che predisse il profeta Gioèle: Negli ultimi giorni, dice il Signore, io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona." (At 2,15-16).

Missionariamente, in Cristo,

Pier Aguila